giovedì 11 agosto 2011

Il ristorante più economico d’Italia

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Signore e signori, avete davanti a voi il menu più economico d’Italia: quello del ristorante del Senato!

Pensate, un piatto di penne all’arrabbiata, che in un ristorante può costare anche sui 6-6,50 €, lì costa appena 1,60 €!

E che dire del pesce spada alla griglia, che alle volte arriva ai 10 € e oltre? Qui a soli 3,55 €, per gli amanti dello spelling TRE EURO E CINQUANTACINQUE.

Parliamo anche dei dolci. Ampia scelta per tutti i gusti ad appena 1,74 €, dal carrello.

Sommata la bevanda standard, che presumibilmente è una bottiglia d’acqua, a 0,67 € e il coperto a 0,52 € ci si può fare un pranzo dignitoso con appena 8,08 €. Con quegli stessi soldi, un comune mortale precario, dallo stipendio medio di meno di 1000 € al mese e con la prospettiva di 40 anni e passa di lavoro prima di avere una minima pensione può al massimo permettersi un panino al McDonald’s.

Se parlassimo di una mensa aziendale, quei costi sarebbero pienamente comprensibili, ma non staremmo certo a parlare di gente che guadagna migliaia e migliaia di € al mese, con benefit validi quasi per tutto e che con una sola legislatura gode tranquillamente di un sontuoso vitalizio.

Il problema sapete qual è? Gliel’abbiamo permesso NOI. Noi abbiamo permesso che si concedessero così tanti lussi. Loro ne hanno semplicemente approfittato. Non possiamo solo continuare a lamentarci: o si agisce facendo sentire la nostra voce e rendendo chiaro che così nessuno può andare avanti o è inutile che andiamo loro addosso se poi non cambiamo lo status quo.

Quando parliamo di casta la realtà è che purtroppo la casta siamo anche noi stessi. Il primo cambiamento deve partire dai cittadini. Se lo capiremo, allora ci sono buone speranze di risanare questo paese.

domenica 7 agosto 2011

Il mistero degli orologi “morti”

Al ritorno dalle vacanze (post che mi riservo per domani o martedì al massimo) abbiamo trovato tutto tranquillo, nessun problema. Anzi, anche meglio di prima, per certi versi: la tartaruga è cresciuta ancora, il che significa che urge una nuova tartarughiera in quanto quella in uso ora potrebbe scavalcarla (e poiché è su un ripiano equivale al suicidio).

Ma c’è qualcosa che è inspiegabilmente accaduto in nostra assenza. Un po’ come succede improvvisamente nei laghi e nei fiumi con morie inspiegabili di pesci (peraltro è successo anche a Maiorca, nel fiume non molto distante dall’albergo in cui alloggiavo), buona parte degli orologi da polso presenti in casa sono “morti”. Non danno alcun segno di vita. Finché era uno, ci può stare, evidentemente bisogna cambiare la batteria. Ma sono tre e il più “giovane” ha meno di un anno dall’acquisto.

Dunque cosa può essere successo a tal punto da mandare kaputt tre orologi nello stesso periodo? So che ci sono stati dei forti temporali a Milano, infatti a casa di mia zia si è dovuto sostituire un decoder DTT perché fulminato. Ma gli orologi? Non sono collegati alla rete elettrica. Non sono collegati ad antenne. Nessuno di quelli che abbiamo è radiocontrollato. Una cosa che, sinceramente, non riesco a spiegarmi. Se qualcuno ha una spiegazione scientificamente plausibile me la riporti pure qui. Più che altro, per curiosità.

venerdì 5 agosto 2011

Mi fai copiare?

La Rete apre infinite opportunità per esprimersi e soprattutto per mettere in luce i propri pensieri e condividerli con gli altri. Tra le varie opportunità che offre ci sono anche quelle di poter essere un po’ tutti, nel nostro piccolo, giornalisti, grazie ai blog. Ci sono quelli più piccolini che devono crescere (WinBeta.it), quelli più grandicelli che si stanno sempre più affermando (SaggiaMente) e quelli più quotati che ormai sono quasi istituzioni del web.

Purtroppo queste opportunità offerte dalla Rete hanno anche aperto la strada a cattive usanze viste nella realtà quotidiana, una su tutte la copia. L’usanza di copiare è insita nell’uomo dalla notte dei tempi: la più famosa situazione è quella del compagno di banco che sbircia sul nostro compito per poter risolvere un esercizio o rispondere a una domanda o per fare meno fatica (la più abituale) o in caso di problemi nello svolgimento. Nell’editoria, la pratica di copiare è più diffusa di quanto si pensi. E si badi bene, copiare non significa riportare pari pari ciò che fanno gli altri: si possono modificare leggermente i titoli, qualche parola nei testi, qualche dettaglio nel design ma anche quello è copiare. Perché il contenuto di fondo non è il nostro. Questo avviene nell’editoria stampata tanto quanto in quella web. Anzi, nell’editoria web ha preso una piega ancor peggiore rispetto alla stampa. Gli strumenti informatici, infatti, consentono copie con molta più comodità e facilità rispetto a prima. Sommata alla percezione (abbastanza errata) che tutto ciò che c’è in Rete è utilizzabile da tutti, ecco che l’abitudine della copia è ormai un vizio piuttosto diffuso. Da fare una distinzione, però: c’è la copia e c’è la base. Se la copia è stata trattata poco fa, la base è la pratica di prendere l’articolo di qualcuno per utilizzarlo come, appunto, base di approfondimento. Nel caso delle notizie in altra lingua, poi, la base è necessaria: non ci si può inventare la notizia di sana pianta, se c’è già.

Ora torniamo alla questione copia, che si può fare? Ci sono due categorie. La prima è quella che della copia se ne sbatte. Alla fine, spesso sono piccoli blog che per qualche spicciolo di AdSense fottono gli articoli altrui, mi è capitato quando ancora Briciole Digitali era un blog di notizie informatiche giornaliere e non un contenitore casuale di pensieri come è adesso. Che vogliamo farci? Ci attacchiamo per queste cose? In fondo, la figuraccia la fanno loro, per il blog originale non cambia nulla. La seconda categoria è quella che non sopporta la copia e vorrebbe fermare i copiatori. Anche qui, vige un po’ un senso di anarchia. La miglior cosa da fare è sputtanarlo in pubblico in modo che la figuraccia sia ben evidente. La rabbia per la copia sale proporzionalmente alla caratura del copione: se un blog più grande del nostro inizia a copiarci, è chiaro che ci girano un po’ i maroni. Allora assumimi e pagami, così scrivo per te, visto che tu a quanto pare non intendi fare contenuti di tuo pugno! Esiste poi una sorta di terza categoria, quella che intendeva formare la Creative Commons. Una licenza particolare, che pur non volendosi intrufolare nei meandri del copyright intendeva fornire comunque una protezione agli autori di contenuti. Regole semplici, che consentivano all’autore di delimitare il raggio d’uso delle sue opere. Purtroppo la Creative Commons, strumento ottimo nella teoria, regge poco nella pratica: ognuno sembra sentirsi libero di fare il cazzo che gli pare, come se invece delle clausole di licenza avessimo messo scritto “fai ciò che vuoi”. E sorgono casi, fraintendimenti, liti e quant’altro.

Dai copiati, passiamo un attimo ai copiatori. Anche qui, ci sono delle categorie. La prima è quella che ammette la copia e smette. Incassa la figura barbina, capisce la lezione, preferisce dedicarsi ad altro oppure spremere finalmente le meningi per contenuti autoprodotti. La seconda è quella che ammette la copia, tiene un profilo basso ma se ne frega e continua a copiare. Sono dei muri e l’unica soluzione è aspettare che si stanchi di copiare. Oppure ci si stanca prima noi, un po’ com’è successo a me che da blogger indipendente copiato ho preferito passare sotto l’ala protettrice di altri blog più carrozzati. La terza categoria è quella più bastarda: non solo non ammettono la copia, ma accusano il copiato di essere a sua volta copione. Il tutto nonostante l’evidenza li mostri nel torto. Insomma, la peggiore razza, quella che da lì in poi farà di tutto per screditarci. A quel punto, sta al copiato difendersi: mostrare le sue ragioni screditando l’avversario oppure ignorarlo sperando che sia interpretato come segno di superiorità. Quando si è incazzati, bisogna ammettere che è un po’ dura ignorare gli attacchi personali e le copie, soprattutto se ripetute.

Posto che non c’è, dunque, una soluzione unica e definitiva al problema e posto che qui si parla di copie di grande portata e poco gradite e non quelle piccole e naturali come avvengono a scuola, mi chiedo: che gusto c’è, nel copiare? Ci si sente più furbi di quello che si fa il culo addormentato sulla sedia e le dita callose sulla tastiera per fornire ai suoi lettori articoli di qualità e soprattutto autoprodotti? Ci si guadagna di più con AdSense e robe simili? Ci si ottiene maggiore figura e prestigio per il sito? Che cosa si guadagna, nel copiare? Io penso non si guadagni nulla. Copiare non arricchisce, semmai impoverisce. E non dovrebbe essere questo lo scopo dell’informazione e della condivisione del sapere.

mercoledì 13 luglio 2011

Non lo sopporto più


Fino a oggi sono stato abituato, almeno per quanto riguarda Blogger, a usare un client per Windows chiamato da Windows Live Writer, sviluppato proprio da Microsoft.

La versione 2009 era una favola. Funzionava perfettamente, non batteva ciglio in nessuna occasione. Poi è arrivata la 2011. E sono partiti i dolori.

Post non pubblicati, errori, blocchi... Uno schifo. Nessun aggiornamento ha riportato la nuova versione ai livelli della 2009. Non posso retrocedere dalla Live Essentials 2011 alla 2009 perché mi servono altre cose della 2011, sul PC.

Oggi ho deciso di cambiare l'account Google di riferimento con cui scrivere sul blog, pur mantenendo il nickname e ne ha fatte di tutti i colori. Non cambiava l'account, non riconosceva più il tema usato sul blog... Il risultato è quello sopra: sembra Blocco Note. Infatti sto usando l'interfaccia web di Blogger.

Le alternative sono troppo poche. Sia su Windows che su Mac i concorrenti sono tutti a pagamento. Unica eccezione, proveniente da Linux ma disponibile anche per altri sistemi, è Blogilo. L'ho provato, molto ben fatto anche se non ai livelli di Live Writer 2009. Purtroppo non è in grado di postare immagini su Blogger, solo testo. A malincuore, ho dovuto scartarlo. Ho preso in considerazione anche altri programmi su Linux, ma nessuno ha funzionato.

Perciò, se qualcuno conosce un buon software per il blog publishing gratuito e alternativo a Live Writer, me lo faccia sapere. Gliene sarò davvero grato, perché io a quello non lo sopporto più.

giovedì 9 giugno 2011

La considerazione dell’Italia sui giovani

Se il titolo fosse una domanda, direi che la risposta sarebbe zero.

Sono alla ricerca di lavoro. Unico piccolo vantaggio: iscritto alle categorie protette in quanto invalido civile. Al momento ho in cascina un colloquio, esito non positivo. Ma vabbè, al primo colloquio della mia vita sperare in un successo è troppo, bisogna anche imparare a sapersi vendere bene e per farlo ci vorranno un po’ di colloqui, altro che uno solo. Almeno però questa grossa banca italiana ha mostrato un interesse iniziale. Guardando altrove, si vedono solo ostacoli.

Il primo è che quando mandi curriculum poi il 99% delle volte non ti degnano nemmeno di una risposta. Almeno loro hanno avuto la buona usanza di dirmi “no, non ti riteniamo ciò che cercavamo”. Altre aziende cosa fanno? Nulla. Mandi il curriculum, ti esce il messaggio automatico “Grazie della sua candidatura” e poi non sai più nulla. Rimani in un limbo assoluto, che alla fin fine si risolve con un nulla di fatto automatico. Del resto, se dopo un mese o due non rispondono, vuol dire che non c’è interesse. Ma appunto, dimmelo invece di tenermi sul trespolo vita natural durante!

Il secondo ostacolo è però il peggiore. Passi che il mio diploma di liceo non è invitante, purtroppo così com’è fatto è un ripiego per concludere in maniera almeno onorevole le superiori. Non passi però che su 10 offerte di lavoro, mediamente 9 richiedano esperienza. Nulla in contrario sul fatto che molte offerte richiedano esperienza, alcuni incarichi sono piuttosto ricchi di responsabilità e lasciarli a completi pivellini non è fattibile. Ma molti altri sono lavori da novizi, in cui chiedono esperienza anche di 2-3 anni. Se io mi sono appena affacciato nel mondo del lavoro, peraltro in un mercato del lavoro stantio come quello italiano, mi dici come faccio a offrirti esperienza?! E’ chiaro che sono come un hard disk vuoto, in quel settore. Tu mi metti il programma, ossia mi istruisci sulle mansioni, e io lo eseguo. Ma non puoi aspettarti che io il programma lo abbia preinstallato! E non ci si illuda quando scrivono “gradita”, credendo che comunque guardino anche se non si ha esperienza: è un modo cordiale per dire “necessaria”.

Poi, vabbè, si può continuare con le raccomandazioni al capo o al politico di turno, le offerte che sembrano essere fatte per scoraggiare la maggior parte dei possibili candidati, l’assenza di uno Stato responsabile e incentivante. Questo paese non crede ai giovani. Puoi avere un diploma, puoi avere doppia laurea+master, ma l’esito è sempre quello: non c’è un atteggiamento predisposto al ricambio generazionale. Certo, è chiaro che molti della nuova generazione non si sono presentati proprio al meglio, ma è fastidioso vedere come si faccia di tutta l’erba un fascio. Poi però si lamentano che i manager brillanti, i medici migliori, i ricercatori meritevoli vanno all’Estero. C’è sempre voglia della botte piena e della moglie ubriaca, peccato che qui la botte è tristemente vuota. Questa è l’Italia.

Se può consolare, comunque, da ciò che ho visto nella Svizzera Italiana non è che va tanto meglio. A parte il fatto che le offerte di lavoro lì non sembrano abbondare, in questo periodo, il copione è pressoché identico a quello italiano. Tanto per dimostrare che comunque loro non sono per forza meglio di noi, da questo punto di vista.

lunedì 6 giugno 2011

Ipotesi, ipotesi sul keynote del WWDC 2011…

Lo so, lo so. Non dovevo trattare troppo di tecnologia su questo blog, non era più destinato a quello. Ma se non parlo di quello, ci vuole una vita (nel senso di tempistiche…) affinché parli d’altro. Volevo raccontare qualcosina della gita fatta nei due giorni scorsi, ma purtroppo il cellulare si è scaricato e non ho potuto prendere le foto necessarie per il post. Perciò, ecco qualcosa di semi-ripiego, ma anche interessante per parlare un pochetto: qualche personale ipotesi su ciò che sarà presentato al WWDC 2011. Tre le aree principali: Lion, iOS 5 e iCloud. Partiamo dalla prima.

Lion

Francamente, mi aspetto poco. Lion nelle sue Developer Preview è stato sviscerato direi in abbondanza, difficile ci sia qualcosa che non sappiamo. Io spero sempre possano mettere un sistema simile ad Aero Snap e venga reintrodotta la possibilità di avere Exposé e Spaces separati piuttosto che Mission Control forzatamente. Mi piacerebbe anche sapere di uno sbarco di iBooks su Mac e PC. Ma non mi aspetto comunque granché. Probabilmente ci sarà una demo approfondita di Lion, mostrando gli ultimi ritocchi, nulla comunque di sorprendente. Il prezzo potrebbe essere basso. Non credo sarà sui 29 $/€ di Snow Leopard. Più facile possa attestarsi sui 79 o massimo 99 $/€. Riguardo alla data d’uscita, io penso non avverrà a Giugno. Se così sarà, sicuramente il rilascio di domani sarà molto vicino a quello finale, ma dovranno passare ancora alcune build e un po’ di bug risolti prima di vederlo in scatola. Propendo per Agosto inoltrato.

iOS 5

Per iOS 5 mi aspetto molto di più. Tutti si aspettano di più. Android sta andando forte, Windows Phone 7 sta per recuperare il gap funzionale. iOS deve mostrare novità davvero interessanti, per forza. In giro ci sono concept davvero interessanti e rumors altrettanto ben fatti. Ormai credo sia certezza che iOS 5 sarà in grado di aggiornarsi da solo senza bisogno di un computer di supporto. Del resto, come si potrebbe definire l’iPad un dispositivo post-PC quando per essere attivato e aggiornato ha bisogno proprio di un PC? Il controsenso deve finire. Ci sono inoltre altre cose che mi piacerebbe vedere. La prima è una sorta di Exposé per il task switching. Trovo l’attuale sistema di selezione delle applicazioni poco consistente con la semplicità da sempre cercata da Apple. Il modello da prendere è quello di webOS, da cui anche Microsoft ha preso spunto. Non è nemmeno impensabile un sistema di task switching in stile Cover Flow, graficamente di alto impatto. Un’altra cosa che mi piacerebbe vedere è la fusione tra le apps iPod, Video e iTunes in una unica, chiamata per l’appunto iTunes, come su Mac e PC. Ormai direi che definire l’iPhone anche un iPod è superato, è praticamente automatico al giorno d’oggi pensare all’iPhone come un dispositivo dotato di capacità multimediali. Lo stesso vale per l’iPad. L’iPod Touch invece ha già nel suo nome il marchio iPod, non serve reiterarlo ulteriormente come app. Anche iChat secondo me dovrebbe entrare nella dotazione software di iOS: al sistema Apple manca un sistema di messaggistica istantanea integrato, esistente già in Android e in arrivo su Windows Phone 7 con Mango. iChat avrebbe già oggi i migliori supporti: AIM, Facebook, GTalk, Jabber, MobileMe, Yahoo! Vero, non c’è Windows Live, ma quando puoi permetterti Facebook, puoi sopravvivere senza. Un’altra cosa che mi piacerebbe vedere è iPhoto, o quantomeno un importante potenziamento dell’app Foto. Attualmente è povera, senza opzioni relative all’editing e carente nella gestione. Una delle cose che più mi ha stupito del mio Samsung U900 è il suo editor di immagini: veramente ricco di opzioni, considerato l’ambito d’uso. Perché un cellulare può averlo e l’iPhone no? Un iPhoto per iOS integrato arricchirebbe notevolmente il sistema Apple. Specifica per iPad, invece, mi piacerebbe vedere la Dashboard con i suoi widgets. Trovo che su schermi inferiori avrebbe poco senso la sua presenza, mentre sull’iPad si mostrerebbe davvero bene e risulterebbe funzionale. Sempre per l’iPad mi piacerebbe vedere, tanto per cambiare, una sorta di Aero Snap: la possibilità di tenere aperte due apps side-by-side. Pensiamo a contesti in cui vi sono delle chat aperte, ad esempio. Nei tempi morti potremmo navigare. Col sistema attuale dovremmo però saltellare sempre tra programma di messaggistica e browser. Con una sorta di Snap, il problema non sussisterebbe, in quanto le due apps convivrebbero fianco a fianco. Penso anche, ad esempio, a una situazione in cui ci serve raccogliere delle immagini o delle informazioni per un documento. Con Pages e Safari fianco a fianco, si possono trascinare i contenuti ricercati nel documento di lavoro in modo rapido e veloce. Senza contare anche le possibilità di comparazione offerte da questo metodo. Terminando la carrellata su iOS 5, giusto per curiosità mi piacerebbe vedere come si comporterebbe un Time Machine su iOS. Del resto, le possibilità ci sarebbero: sull’iPhone 4S a volerlo si potrebbe mettere uno slot microSD, per l’iPad invece c’è il Camera Connection Kit con supporto SD. E poi c’è anche iCloud stesso, che potrebbe offrirsi come soluzione per il backup. Volendo, c’è tanto spazio di manovra per iOS 5. Sta a Apple.

iCloud

La vera sorpresa del keynote. iCloud secondo me sarà un MobileMe potenziato, presentato in due versioni: una gratuita, con pubblicità e priva di servizio musicale, e una a pagamento, ads-free, con streaming musicale e un iDisk più capiente. Oltre alle funzionalità già conosciute di MobileMe, potrebbe adottare un sistema di web apps non troppo dissimili da quelle per iOS, offrendo eventualmente versioni online di iMovie, Garageband e iWork a pagamento, nonché altre apps tipo giochi, tra i quali sarebbe immancabile ovviamente Angry Brids. iCloud potrebbe servire anche per il backup di contenuti e impostazioni, relazionandosi con Time Machine e, in caso di necessità di sicurezza, anche con FileVault. Anche qui, le possibilità non mancano. L’unico limite è l’immaginazione. Di certo, Apple ha bisogno di un servizio online veramente ben fatto e competitivo nei confronti della concorrenza, che spesso vanta soluzioni simili o addirittura migliori a titolo gratuito.

Avrò scritto un mucchio di cretinate? Probabile. Del resto, sono solo frutto della mia immaginazione, il che non è detto possa esserci qualcosa traducibile nella realtà pratica. Fin troppe volte ho fatto previsioni personali per il WWDC 2011 rivelatesi errate. Non credo che stavolta farò eccezione. Tuttavia, qualcosa di vero nelle mie previsioni ci sarà sicuramente: del resto, a sparare nel mucchio, prima o poi ci si azzecca.

giovedì 19 maggio 2011

Chiude Current, brutte ombre sulla libera opinione italiana

Oggi è arrivata la notizia che Current TV Italia, canale di Sky, cesserà entro Luglio le trasmissioni sulla piattaforma satellitare, per volontà della stessa Sky.

Il motivo ufficiale la vede come una questione di costi da parte di Sky, che non reputa adeguata la richiesta della TV di Al Gore per rinnovare il contratto di trasmissione. Potrebbe anche starci, non fosse per il fatto che Current TV è praticamente unica nel suo genere e non fosse per il fatto che Sky paga profumatamente del pattume molto più di quanto dava a Current.

La verità sta altrove:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/19/sky-cancella-current-italiaal-gore-in-italia-per-mobilitare-lopinione-pubblica/112323/

Il primo risiede in News Corporation. La decisione è arrivata da lì, infatti. L'assunzione in Current TV USA di un anti-Murdoch dichiarato ha provocato una vera e propria reazione furibonda che si è riversata sulla filiale italiana della TV. Apparentemente viene da chiedersi: cosa c'entra Current TV Italia? C'entra, c'entra: è Al Gore stesso a spiegare. Sky sta cercando uno sbocco sul Digitale Terrestre, anche grazie al famoso "Beauty Contest" in cui verranno messe in palio delle frequenze nazionali. Considerato che finora il governo del Nano le ha sempre messo i bastoni tra le ruote, ecco cone Sky, invece di reagire facendo leva sull'opinione pubblica, decide di mettersi prona davanti a Sua Bassezza. Infatti, Current TV non è ben vista nemmeno negli ambienti pidiellini, viste le sue numerose inchieste sul capo e le vere e proprie sfide come "Raiperunanotte" con Santoro. Trovato un punto di accordo e sommato all'"affronto" di Current nei confronti dello Squalo, ecco che tutto ciò potrebbe risultare una spiegazione ufficiosa.

Insomma, in tutta questa vicenda c'è una brutta ombra, che si getta sulla libertà d'opinione e sulla democrazia. Magari, come si spera in molti, Current rimarrà e le intenzioni di Sky rientreranno, anche eventualmente con una leggera limatina alle richieste da parte di Al Gore. Nel frattempo, però, l'aria si fa pesante e potrebbe essere un tentativo forte di qualcuno di sovvertire il giudizio popolare. Qualcuno ha parlato di Milano e di Pisapia?

Per chi volesse sostenere la battaglia di Current contro la chiusura, ecco il loro sito a riguardo: http://nocensura.current.com/.

martedì 10 maggio 2011

Piccola prosecuzione del post precedente su Microsoft e Skype

Un piccolo follow-up per proporre un possibile scenario di "fusione ottima" tra i due servizi.

Skype, secondo la mia idea, dovrebbe diventare ciò che ora è Windows Live Messenger. Login tramite account Skype, a cui sono stati aggiunti tutti gli account Live tramite fusione e abbandono del protocollo MSNP in favore di quello Skype, collegamento con Yahoo!, Facebook e altri, interfaccia social, giochi, cazzi e mazzi. Il tutto in una interfaccia moderna in stile Metro. Fuori dalla suite Live Essentials e fuori anche dal Google Pack, ovviamente, programma a sé stante. In sostanza, Skype dovrebbe diventare il Zune Software della messaggistica.

Windows Live Messenger diventerebbe invece un client più leggero, ma al tempo stesso potente. In pratica, diventerebbe un client puro, senza legame con un particolare circuito né con velleità da social network. Accesso con account Skype, Facebook, Yahoo! più Jabber, che consente anche l'uso di GTalk senza doversi sporcare con un supporto ufficiale al servizio Google. Via l'interfaccia sociale, via i giochini, via il messaggio personale, via le emoticon esoteriche. Tutto quello andrà su Skype. Via pure le robe tipo il Plus!, il supporto per plug-in ricchi andrà a finire anch'esso in Skype. Interfaccia consistente con Windows. Possibilità di effettuare conversazioni sia testuali che video, ma nessuna funzione di videochiamata diretta né di VoIP in stile Skype. Incluso in Live Essentials, per chi preferisce un client più leggero rispetto a Skype e non ha bisogno del VoIP.

Così la fusione sarebbe ottima e proficua, senza vere e proprie sovrapposizioni. Si riproporrebbe una situazione simile a quella tra Zune e Windows Media Player, ma con migliori connotati, in quanto verrebbero ben distinti i contesti d'uso dei due programmi. Purtroppo, temo che a Microsoft riusciranno ancora a trovare punti di sovrapposizione, rendendo praticamente l'uno alternativa dell'altro invece che complementari.

Qualche considerazione a ruota libera sull'accordo Microsoft-Skype

Pur non avendo più prettamente un taglio tecnologico, questo blog, posso comunque trarre qualche considerazione su quanto è avvenuto oggi, con l'acquisto di Skype da parte di Microsoft per 8,5 miliardi di $.

Trovo sia piuttosto complicata, la situazione. Da un lato c'è guadagno, dall'altro c'è un rischio di perdita. Provo a spiegarmi.

Da una parte Skype andrà a guadagnarci. Avrà finanze solide, ancor più dei tempi di eBay. Un avvenire sicuro, insomma, senza preoccuparsi di doversi auto-sostenere. Dall'altra è Microsoft che ci guadagna, assicurandosi un servizio di successo che potrebbe non solo renderla istantaneamente competitiva con Apple e Google e i rispettivi FaceTime e Talk ma anche superare sicuramente il servizio Apple. Ma non solo: pensiamo alla gamma dispositivi offerta da Microsoft. Xbox, Windows e Windows Phone. Il supporto alla Xbox fa gola, molta gola, perché sarà abbinato a Kinect. Tutto ciò potrebbe portare a gran belle cose.


Visti questi benefici, però, sorgono delle perplessità ulteriori. Il primo è: Skype rimarrà a vita un programma indipendente, pur in una divisione di Microsoft? Le opzioni sono due: Skype fuso in Messenger, con conseguente macello dovuto all'inclusione di 80.000 funzioni in un unico prodotto; Skype che continua ad essere un software indipendente da Messenger, ritrovandoci così con Skype e Messenger similmente alla situazione Zune-Windows Media Player-Windows Media Center-Windows Live Photo Gallery, dove uno va a fare pure il lavoro dell'altro. Questa, attualmente, sembra proprio la soluzione verso cui sta puntando Microsoft. Prepariamoci a un'altra sovrapposizione di funzionalità.

A prescindere poi da come andrà, c'è anche un altro fatto. Skype era apprezzatissimo per la sua natura multipiattaforma, c'è ovunque: Windows, Mac e Linux; iOS, Android e prossimamente Windows Phone. Microsoft ha affermato che il supporto alle piattaforme concorrenti continuerà ad essere garantito. Ma come? In quale modo? Sarà un supporto alla "membro di cane", stile quello di Messenger per Mac, oppure un supporto "esternalizzato", passando a Miyowa, attuale manutentrice della versione per Android di Messenger, il compito di tenere Skype sulle varie piattaforme mobili, oppure ancora decideranno di mantenere un supporto stabile e serio? Solo il tempo darà una risposta.

Infine, la questione economica. Skype è in perdita perenne, praticamente. Microsoft dovrà prendersi una bella gatta da pelare e prepararsi a trimestrali pesanti almeno nel breve-medio termine.

Insomma, conviene davvero questa acquisizione? Secondo me, solo Skype ci guadagnerà, almeno nei primi mesi. La mossa probabilmente più conveniente per Microsoft sarebbe stata una partnership, magari per includere Skype come servizio aggiuntivo in Messenger o per assicurarsi servizi esclusivi, tipo Skype per Kinect, il tutto anche eventualmente con partecipazione azionaria di minoranza. Così avrà più mano libera, controllando e possedendo Skype per intero, ma a caro prezzo. Spero per il pelatone che sappia ciò che fa, perché se sbaglierà anche questa credo proprio che gli azionisti vorranno la sua testa, l'anno prossimo. Per ora, complimenti a Microsoft per il colpo, vedremo nel tempo se le mie considerazioni avranno qualche fondamento o saranno felicemente smentite.

mercoledì 4 maggio 2011

Vittoria

La discussione è stata anche dura, ma ce l'ho fatta.

La tartaruga rimane qui, abbiamo trovato chi se ne prenderà cura durante le ferie.

Non è una vittoria piena, in quanto, nel caso salti l'accordo per le ferie, dovrà di nuovo subentrare quello per la cessione definitiva.

Per ora, comunque, la cessione è congelata, e va bene così.

lunedì 2 maggio 2011

Affetto

E così, ho appreso quasi a sorpresa che è stato concluso l'"affare".

Dopo quasi 5 anni, la mia tartaruga d'acqua dolce cambierà casa e padrone.

L'ho vista crescere dall'Agosto 2006, da quando era un piccolo scricciolo col carapace, ad oggi, che è una bella pagnottona di oltre 12 cm. Il giorno preciso non lo ricordo, ma com'era, me lo ricordo.

Era qui quando mi dovetti riprendere da una bocciatura.

Era qui quando compii 18 anni.

Era qui quando feci la patente, che i miei tanto desideravano ottenessi.

Era qui quando feci la maturità, anche questo un traguardo fortemente voluto.

Era qui quando iniziai l'università.

Era qui quando decisi, un mese fa, di mollarla.

E' stata con me in tre vacanze, l'unica saltata è stata il 2009, ma non l'ha saltata solo lei: tutti qui in casa l'abbiamo dovuta saltare, quell'anno.

Me la ricordo ancora, a zampettare nel giardino della casa-vacanze. Era buffo perché tentava di scappare scavando, e la si riprendeva prima che ci riuscisse davvero. E' il loro istinto, non lo fanno per cattiveria.

Mi faceva piacere vedere la sua tartarughiera, al mattino, andando verso la cucina. Mi piaceva anche darle da mangiare, quei bei pesciolini di fiume che noi umani solitamente grigliamo. Non mi occupavo invece del lavaggio, questo lo devo ammettere.

Venerdì se ne andrà. E' già stato deciso. Non c'è nessuno che può prenderla, in Estate, e quest'anno si va all'estero. La prenderà uno già esperto di tartarughe, casa con giardino. Sicuramente starà bene. Ma svegliarmi senza più vederla mi farà un po' impressione. Anche se è una tartaruga, poco importa: l'affetto per il proprio animale domestico c'è sempre.

Capitalismo "romantico"

Lo so, sembrano un po' in contraddizione, questi due termini. Ma lasciatemi spiegare.

http://www.tomshw.it/cont/news/il-signore-bose-ripaga-il-mit-con-un-pezzo-di-azienda/31133/1.html

Amar Bose, proprietario dell'omonima e famosissima azienda di prodotti audio, la Bose, ha deciso di donare il pacchetto di maggioranza al Massachussets Institute of Technology, l'università in cui è stato prima studente e poi professore, che l'ha cresciuto e a cui è rimasto sempre legato.

Pacchetto di maggioranza. Non hanno diritti di voto, in nessun settore. Sono però valide, utilizzabili per i dividendi di fine anno. Perlopiù è un dono simbolico, affettivo, un segno di profonda stima e gratitudine verso il MIT. Che ora possiede, anche se solo simbolicamente, la Bose. E se alcuni criticano questo gesto, questa cosa, beh, significa che non hanno colto il vero valore del dono di Bose.

E dire che non eravamo più abituati a gesti del genere. Il "capitalismo romantico" sembrava essere praticamente scomparso, soffocato da un mondo frenetico e affamato di soldi e potere. Lungi da me voler fare il socialista, essendo i miei principi diametralmente opposti, ma il capitalismo ha certamente i suoi difetti. Tuttavia, qualcuno veramente buono sembra essere rimasto. La vicenda mi ha molto colpito, positivamente, e mi piacerebbe che in futuro se ne vedessero di simili.

Può avere il capitalismo una parte "romantica", di affetto, di gratitudine? Sì, e questa storia lo dimostra. Grande Bose, e grande anche il MIT.

venerdì 29 aprile 2011

Qualcosa che sta ritornando?

Stavolta parlo di musica.

Pur seguendo un po' tutti i generi, anche a seconda della giornata (possono esserci volte in cui mi vorrei sfondare di metal, altre in cui mi vorrei sfondare di trance), sono sempre stato legato alla dance. No, non sono un discotecaro, curiosamente quell'ambiente non mi piace granché. Ma la musica ad esso legata sì. Ho vissuto per quanto ho potuto, a cavallo tra l'infanzia e l'adolescenza, il periodo d'oro di fine anni '90, con Gigi D'Agostino, gli Eiffel 65, Prezioso, Molella e tanti altri che sfornavano canzoni che "pestavano duro" sui bassi degli Hi-Fi, e che lo facevano non con ripetitività, ma anche con una certa dose di artisticità. Alcune canzoni non sfigurerebbero nemmeno oggi.

Poi, tutto si è perso. Ha cominciato a scemare, finché lentamente, a cavallo tra il 2005 e il 2006, almeno per quanto riguarda la mia memoria uditiva, la house non ha preso il sopravvento. Da lì avevo capito che era finita un'era, quella dei grandi pezzi dance, sia commerciale che alternative, della Deejay Parade, di Discoradio e del D.D.D. di Marco Ravelli (passato a Studio+, si occupa ancora di dance). La house era diventata preponderante e, sarò sincero, non mi piaceva. Ripetitiva e lenta, rispetto alle sonorità a cui ero abituato (lo concedo: anche quelle a volte erano ripetitive). Mi concentro su altri settori.

Dopo qualche tempo, iniziano a inserirsi più prepotentemente DJ come David Guetta e Bob Sinclar, portando secondo me una nuova vena artistica nella house, e anche maggiore ritmo. Si arriva al 2010, quando inizia una vera e propria invasione di sonorità dance, Black Eyed Peas in testa. Il tutto grazie alla massiccia presenza dei primi due che ho detto, ma anche di Pitbull e della Swedish House Mafia. Di fatto, siamo arrivati ad oggi che Enrique Iglesias, Britney Spears, Jennifer Lopez, Usher e altri ancora, perfino Snoop Dogg, fanno tutti canzoni dance. Perché è di quello, che si tratta. Dance. Anche se mischiata con un pochino di hip-hop, a volte.

Insomma, che certe belle sonorità stiano riprendendo piede? In fondo, la storia si ripete. E stavolta, sembra molto più commerciale di prima.

Just my 2 cents.

lunedì 25 aprile 2011

Quando la passione inizia a calare

No, non parlo della passione in quei termini. Parlo di passione come voglia di fare qualcosa, e dedizione nel farla. Mi ero ripromesso di non tornare troppo sull'argomento tecnologico, ma purtroppo devo.

Da blogger di WinBeta.it sto vedendo il peggio della blogosfera italiana. Gente che, manco fossimo in Africa a contenderci dei pezzi di pane, chiede, quasi in ginocchio, di avere una fottuta build di Windows 8, manco questo costituisse la differenza tra la vita e la morte. Gente che se non dai ciò che pretendono, no, il loro non è chiedere, è pretendere, ti prendono a insulti, ti offendono, ti fanno sentire una merda. E tutto questo per una build di Windows 8?

A me piace il mondo del Beta Testing. A me piace anche il blogging. Non mi piace invece l'accanimento che si deve subire solo perché non si può effettuare un leak, anche nonostante si diano le spiegazioni decine di volte. E questo mi sconforta, mi demoralizza. Ma soprattutto, mi fa pensare: ne vale la pena? Vale la pena cercare di provare rare versioni di futuri sistemi operativi? Vale la pena di fare blogging sull'argomento?

Quello che molti non capiscono è che dietro alle Beta c'è una passione nel collezionarle e nell'usarle. E' come chi colleziona francobolli, o monete. Se aveste un Gronchi Rosa lo dareste gratis a tutti? Non credo. Ma soprattutto, noto che in gran parte di coloro che pretendono i leak non c'è passione nell'usarle, c'è solo la voglia di sentirsi fighi per qualche ora e dire "Wow, io ho 8, sono meglio di voi!". Non ragiono così. Non mi sento meglio di altri solo per una cosa del genere. Ma poi, c'è un dettaglio. Credetemi, se potessi, in fondo a questo post metterei il link per farvela scaricare, non sarebbe un problema. Ma non posso. Ci sono questioni di fiducia, dietro, che non possono essere prevalse da un senso di generosità. E chi non capisce ciò e insulta, beh, mi spiace, ma non merita considerazione.

domenica 24 aprile 2011

Buona Pasqua


Un classico, ormai, ma sempre bella.

Buona Pasqua a tutti.

sabato 16 aprile 2011

E facciamolo ripartire…

Cosa è successo? In un mese mi sono ritrovato a fondere il mio blog principale con un altro, a mantenere in vita e poi uccidere l’altro blog che avevo, a dissociarmi dal sito post-fusione, ad aggregarmi al nuovo WinBeta.it e alla fine ad aggregarmi anche a SaggiaMente.

Un bel mese movimentato, vero? Beh, avevo comunque promesso che Briciole Digitali in qualche modo ripartiva. E così è. Certo, non sarà il blog di prima, con news tecnologiche. Non avrebbe nemmeno senso: scrivo su WinBeta.it, scrivo su SaggiaMente, vado a riportare pure qui? E poi, dopo averlo mandato all’aria con una fusione che col senno di poi non so se avrei fatto, mica avrei potuto riprenderlo nella sua vecchia forma. Così, ne ha una nuova. Un blog più personale, più cazzaro e meno tecnologico, anche se probabilmente riprenderà qualche caratteristica di Visioni Disincantate.

Non garantisco l’aggiornamento quotidiano, in fondo, un blog personale lo si può aggiornare quando e come si vuole. Non lo prescrive il dottore, di mettere post ogni giorno. Quando potrò e vorrò, scriverò qualcosa.

E’ giusto comunque presentarmi. Ho 21 anni, vivo in Lombardia e, al momento, faccio solo il blogger. Non è di certo quello che vorrei fosse il mio lavoro primario, ma essendo al momento un ex-universitario disoccupato, continuo a impegnarmi sul piacere in attesa che possa impegnarmi anche sul dovere. Faccio anche il moderatore nelle sezioni Windows e Apple del forum di Tom’s Hardware Italia.

Il mio nickname, “razziatore”, è un omaggio a un personaggio di un fumetto ormai chiuso, PK. Se non altro, mi piaceva come nickname ed era meno insulso del precedente. Lo so, sarà iper-inflazionato, ma chissenefrega. Ogni “razziatore” è diverso dall’altro, no?

Direi che per ora basta, non voglio essere troppo prolisso, non ce n’è bisogno. A risentirci, dunque.

PS: chiedo per favore: niente domande sulla questione TecnoBriciole. Mi sono tolto per mia scelta precisa.